Skip to content

Blog perso

Non ufficiale

Come “cacaboudin” è diventato un grido di battaglia contro l’estrema destra

La parola « cacaboudin » appartiene al registro delle filastrocche infantili e dei cortili delle scuole. Da alcuni mesi, circola massicciamente su…

Manifestants tenant des pancartes humoristiques lors d'un rassemblement citoyen contre l'extrême droite dans une place publique française
Reading: 5 min

La parola « cacaboudin » appartiene al registro delle filastrocche infantili e dei cortili delle scuole. Da alcuni mesi, circola massicciamente sui social network francesi come una password politica diretta contro il Rassemblement national e, più in generale, contro l’estrema destra. Questo spostamento di un termine infantile verso un uso militante merita di essere scomposto nei suoi meccanismi.

Parola-meme e cultura del shitposting politico

Una parola-meme indica un termine o un’espressione privi di significato argomentativo proprio, che acquisiscono la loro forza attraverso la ripetizione virale e il contesto in cui vengono utilizzati. « Cacaboudin » funziona esattamente secondo questa logica: il suo carico politico non deriva dal suo contenuto lessicale, ma dall’intenzione collettiva che lo accompagna.

Come descrive un’analisi pubblicata dal sito Kafkaiens nel settembre 2026, la parola vuota diventa, per accumulo, un segnale di campo. Ogni occorrenza rafforza l’appartenenza a un gruppo e disqualifica simbolicamente l’avversario senza formulare un argomento. Questo funzionamento si inserisce nella cultura del shitposting, dove la saturazione prevale sulla dimostrazione.

La dinamica ricorda precedenti osservati nelle culture politiche online dalla metà degli anni 2010, dove espressioni volutamente assurde servivano a federare una comunità mentre destabilizzavano il campo avverso. La differenza con « cacaboudin » risiede nel registro scelto: quello dell’infanzia, che aggiunge un ulteriore strato di derisione.

Il fenomeno ha inoltre fatto oggetto di diverse analisi online, tra cui l’articolo pubblicato su Ker Expo che ripercorre la traiettoria del termine dalle filastrocche fino al suo uso anti-RN.

Giovane donna che ride guardando il suo telefono in un caffè parigino, reazione alle tendenze virali dei social network

Negabilità plausibile: il registro infantile come scudo retorico

Il concetto di negabilità plausibile è al centro del meccanismo. Lanciare « cacaboudin » in un dibattito politico consente di disqualificare un avversario mantenendo la possibilità di rifugiarsi dietro l’umorismo. « È solo una parola da cortile », può rispondere chiunque venga accusato di usare il termine.

Questa strategia non è nuova negli scontri politici online. L’estrema destra stessa ha ampiamente utilizzato codici apparentemente innocui per far circolare messaggi ideologici sotto le spoglie di una battuta. Il ribaltamento operato da « cacaboudin » consiste nell’applicare la stessa meccanica dal campo opposto.

Il registro infantile rinforza l’efficacia del procedimento. Un termine scatologico proveniente dal vocabolario dei più piccoli pone chi si offende in una posizione scomoda: reagire equivale a dare serietà a una battuta, non reagire equivale a lasciare circolare il segnale. L’avversario perde in entrambi i casi, il che spiega la viralità della parola.

Dog whistle inverso: quando la sinistra adotta i codici della destra online

Il termine dog whistle indica un messaggio politico codificato, comprensibile solo dal pubblico destinatario. Un articolo della NVO pubblicato nel settembre 2026 ricorda la genealogia di quest’arma retorica negli ambienti di estrema destra, risalendo da Drumont a Bardella.

« Cacaboudin » inverte la polarità del dog whistle. La parola non nasconde nulla: mostra apertamente il suo campo. La sua funzione non consiste nel trasmettere un contenuto ideologico discreto, ma nel creare un grido di raduno immediatamente identificabile. La folla digitale che lo utilizza non cerca la sottigliezza, cerca il riconoscimento reciproco.

Questa inversione segna un punto di svolta nella battaglia dei racconti online. Diverse analisi recenti notano che la sinistra e i movimenti anti-estrema destra cercano ora di politicizzare spazi culturali tradizionalmente dominati dai loro avversari: meme, hashtag, formati brevi. « Cacaboudin » ne è un sintomo concreto.

Le caratteristiche che distinguono questo segnale-parola

  • Un termine proveniente dal vocabolario infantile, privo di connotazione politica intrinseca, il che lo rende difficile da censurare o da qualificare come discorso d’odio
  • Una propagazione tramite ripetizione massiccia piuttosto che tramite argomentazione, sul modello dei meme virali che saturano uno spazio di discussione
  • Un meccanismo di negabilità plausibile integrato, dove il parlante può sempre invocare l’umorismo di fronte a qualsiasi tentativo di prendere sul serio
  • Una funzione di raduno comunitario che funziona come una password: pronunciarla è sufficiente per segnalare la propria appartenenza

Uomo sorridente davanti a un muro di street art colorato in un quartiere urbano francese, simbolo di resistenza culturale e umoristica

Limiti e usura di uno slogan virale anti-estrema destra

La forza di una parola-meme risiede nella sua novità e nella sua capacità di sorpresa. Una volta banalizzata, perde il suo carico dirompente. Gli slogan virali seguono generalmente un ciclo rapido: emergenza, picco di visibilità, saturazione, poi abbandono a favore di un nuovo segnale.

Il principale rischio per i militanti che utilizzano « cacaboudin » riguarda la confusione tra mobilitazione simbolica e azione politica. Ripetere una parola sui social network crea un senso di appartenenza, ma non costituisce un programma, un volantino o una scheda elettorale. Alcuni commentatori, anche nella stampa impegnata, hanno sottolineato che « chiamare solo a votare contro l’estrema destra » senza impegno concreto rappresenta un livello minimo di mobilitazione.

L’altro limite riguarda la ripresa. Qualsiasi parola-segnale può essere ribaltata, parodiata o svuotata del suo significato dal campo avverso. L’estrema destra online padroneggia queste tecniche di deviazione da tempo, e nulla garantisce che « cacaboudin » sfugga a questo destino.

Il termine probabilmente rimarrà negli archivi digitali come un marcatore di un’epoca in cui la società francese ha visto i suoi scontri politici migrare verso forme sempre più ludiche e codificate. La sua durata dipenderà meno dal suo contenuto che dalla capacità delle comunità online di rinnovare i loro strumenti di raduno prima che la saturazione li neutralizzi.

Come “cacaboudin” è diventato un grido di battaglia contro l’estrema destra